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Le mamme bionde

Ogni mattina, andando al lavoro, rischio la vita per un motivo futilissimo.
Oddio, la colpa è mia che uso lo scooter invece di servirmi dei potenti mezzi dell'ATAC, l'azienda di trasporti urbana della Capitale. Ma, considerato che con lo scooter guadagno un'ora di sonno, il gioco vale la candela.
E non sarebbe nemmeno una situazione terribile se non fosse per loro: le mamme bionde. Quelle che accompagnano i figli al Marymount, scuola fighetta sulla Nomentana. Le mamme bionde parcheggiano in tripla fila - ma che dico parcheggiano, semplicemente si fermano, senza mettere la freccia, e aprono lo sportello senza guardare. Perché loro sono bionde e fighissime già alle 8 del mattino, perfettamente vestite e truccate, anche se con quell'aria casual da "non sto andando al lavoro come voi mortali".
Una volta che i figli (uno, due, a volte tre, tutti rigorosamente biondi) sono sciamati dal fuoristrada o dalla Smart (le mamme bionde hanno macchine bionde), le mamme bionde si fermano a chiacchierare tra loro, pascolando al centro della strada. Incuranti di macchine e scooter, come se avessero uno scudo invisibile che le protegge da investimenti e minacce varie.
Il tutto accade sotto lo sguardo bonario del vigile urbano di turno, mentre qualche padre (bruno) lancia occhiate lascive e invidiose e, dopo aver mollato i figli, va a lavorare.

Pubblicato il 5/10/2007 alle 22.0 nella rubrica Diario.

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