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Clandestini e contraddizioni

La storia della donna in fin di vita mi ha colpita. Perché anch'io vivo in una zona simile a Tor di Quinto: vicino casa mia c'è una stazione del treno e ci sono le rive dell'Aniene, con le baraccopoli rom, dove circa un mese fa c'è stato un regolamento di conti tra clandestini. Perché il fatto che sia moglie di un militare la rende parte di un mondo che conosco da vicino. Perché è donna, e la violenza contro le donne è intollerabile.
C'è bisogno di sicurezza, c'è voglia di tranquillità. Anch'io vorrei la certezza di non correre rischi quando torno a casa da sola. Capisco quindi la levata di scudi istituzionale contro l'accaduto e il pesante giro di vite che tutti auspicano. Leggo le statistiche sulla delinquenza rumena e mi viene da pensare "rimandiamoli a casa loro".
Poi però mi ricordo che devo moltissimo alla ragazza rumena che fa le pulizie a casa mia e che è molto di più di una colf. Mette ordine con una cura e un'attenzione senza le quali non so come starei - sicuramente peggio. Non ha mai rubato nemmeno una monetina. È una bravissima persona e fa il suo lavoro in maniera eccellente, in piena autonomia, risolvendomi una serie di rogne e semplificandomi la vita.
Ci sono momenti, odiosi, in cui non so davvero cosa pensare.

Pubblicato il 1/11/2007 alle 12.59 nella rubrica Diario.

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